Da oltre venticinque anni accompagno nel tempo gruppi di professionisti: équipe di Servizi per le Dipendenze, Comunità Terapeutiche, gruppi di lavoro multiprofessionali, e più recentemente piccoli gruppi di psicologi e psicoterapeuti, in particolare giovani colleghi che desiderano un confronto continuativo sulla propria pratica clinica. La supervisione, così come la intendo, non significa aggiungere nuove nozioni né giudicare il lavoro svolto; significa offrire uno spazio protetto in cui fermarsi a riflettere, insieme, su ciò che accade davvero nella pratica quotidiana: i casi che preoccupano, i percorsi che si bloccano, le relazioni che diventano difficili.
Uno spazio per riflettere insieme
Il lavoro parte sempre dalle situazioni portate dai partecipanti e viene condotto nello stile del Modello Motivazionale: ascolto accurato, rispetto dell’autonomia professionale, attenzione alle risorse che ciascuno già possiede. Nei gruppi questo ha un effetto particolare, perché il confronto moltiplica i punti di vista e diventa esso stesso un’occasione di apprendimento, spesso più efficace di qualunque indicazione data dall’esterno.
Prendersi cura di chi cura è un modo per proteggere anche la qualità dell’aiuto offerto.

La cura dell’équipe
Quando a chiedere supervisione è un’intera équipe, lo sguardo sistemico diventa prezioso. I gruppi che lavorano ogni giorno con persone in difficoltà sono assai esposti a stanchezza, frustrazione, tensioni e conflitti, e non di rado le dinamiche interne finiscono per riflettersi sul lavoro con le persone seguite. Per questo, accanto alla supervisione sui casi, propongo anche momenti dedicati al funzionamento del gruppo stesso (comunicazione, ruoli, clima, fatica emotiva), quello che chiamo “cura dell’équipe”. Anche qui, come nel lavoro clinico, le immagini evocative e le attività esperienziali ispirate all’Arteterapia si rivelano spesso preziose: aiutano il gruppo a dare parola a ciò che fatica a emergere nella discussione e a sperimentare, in modo concreto, nuove forme di collaborazione. Prendersi cura di chi cura è, in fondo, un modo per proteggere anche la qualità dell’aiuto offerto.
Le diverse forme di supervisione, con le modalità di svolgimento e le indicazioni per attivarle, sono descritte sul sito del Centro Studi Motivazione e Cambiamento.